FIRENZE – Un patto di stabilità più lieve, una diversa organizzazione dei livelli di governo e poi gli investimenti sulla scuola. Sono i temi toccati stamani dall’assessore regionale al bilancio e al rapporto con gli enti locali Vittorio Bugli e dalla vice presidente Stella Targetti, intervenuti all’avvio della maratona video e web organizzata dai piccoli comuni toscani, dalle 13 fino alle 19, per protestare contro un patto di stabilità che frena gli investimenti e incatena i Comuni, per opporsi contro al taglio dei trasferimenti e alla pressione fiscale che aumenta, ma anche ad una spending review che non convince nel metodo. Una diretta dalla sede di Firenze dell’Uncem della Toscana, l’unione dei comuni montani, per protestare anche contro riforme istituzionali “annunciate, interrotte e modificate più volte, nell’incertezza più generale”. Liberare dal patto di stabilità i piccoli comuni colpiti da emergenze. “Pensare che in questo momento le maglie del patto di stabilità possano aprirsi completamente è impensabile – ha detto chiaro l’assessore Bugli – ma consentire più libertà, almeno in alcuni casi, è auspicabile ed anche possibile”. L’assessore fa l’esempio dei Comuni colpiti da frane ed alluvioni che, pur avendo risorse in cassa o mutui autorizzati, non possono investire per rendere il loro territorio più sicuro: e, prevenendo, risparmiare. “Questa protesta civile – ha aggiunto – diventa anche europea, per chi crede ad un’Europa che guardi anche alla crescita”. La Regione non può modificare da sola il patto di stabilità. Alcune cose però sono state fatte. E anche i Comuni si sono mossi. Bugli le ricorda “Ci sono quattordici comuni che, zitti zitti, domenica e lunedì andranno al voto per fondersi in quattro – sottolinea – e altri due lo faranno a giugno: con 250 mila euro l’anno di contributi da parte della Regione e la possibilità di derogare per tre anni dal patto di stabilità Ci sono 25 Unioni di Comuni nate per gestire insieme e meglio i servizi rivolti a cittadini e imprese e che che coinvolgono 156 comuni su 287, più di quelli che sarebbero obbligati dalla legge a farlo”. “La Regione – conclude l’assessore – si è anche attrezzata per trasferire velocemente ai Comuni che hanno progetti bloccati finora dal patto di stabilità 120 milioni di finanziamenti non erogati. E nonostante che il patto si sia fatto più stretto anche per noi, con 250 milioni in meno da spendere, abbiamo già deciso di cedere a Comuni e Province 61 milioni della nostra capacità di spesa, convinti che la spesa pubblica e tanti piccoli interventi possano aiutare a rimettere in moto l’economia”. Scuole abbandonate. “O ripartono gli investimenti o è difficile uscire da questa situazione di crisi” gli fa eco la vice presidente della Toscana Stella Targetti, intervenuta nel secondo blocco della maratona web. “Quella di oggi è un’iniziativa quantomai opportuna, perché non è possibile non terminare una scuola a causa dei vincoli del patto di stabilità”. Ed è quello che è successo, più di una volta. “Regioni, Province e Comuni – aggiunge – chiedono da tempo di tenere fuori dal patto gli investimenti sull’edilizia scolastica. Vorrebbe dire non solo intervenire sulle emergenze ma anche prevenirle: l’abbiamo chiesto prima al governo Berlusconi e poi a quello Monti. Solo l’adeguamento sismico delle scuole richiederebbe in Toscana una spesa di 400 milioni. Liberare gli interventi vorrebbe poi dire poter mettere a disposizione di insegnanti e studenti scuole più adatte a didattiche basate sulle nuove tecnologie”. I progetti in Toscana da questo punto di vista non mancano. Altro tasto dolente gli organici delle scuole, limitati ancora da tetti di spesa. “La scuola dell’infanzia in pratica per il governo nazionale non esiste più – conclude Targetti – In Toscana la Regione si è sostituita allo Stato finanziando solo quest’anno 102 sezioni Pegaso: abbiamo pagato i docenti con le nostre risorse. Per il prossimo anno abbiamo una settantina di nuove richieste che si aggiungono”. Una situazione che rischia alla lunga di farsi insostenibile.